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Allora ero una bambina e non avevo con chi condividere la mia vergogna, non avevo con chi sfogarmi; da quel momento cominciai ad intuire quale fosse la forza di una frase, in cosa consistesse la potenza di alcune parole; compresi la brutalità che racchiude la fottuta realtà. Forse, fu per questo che decisi di vivere in un territorio in cui tutto poteva essere e non essere vero. E' come se all'improvviso avessi saputo che davanti a me non c'era niente; inoltre il passato che avevo vissuto certamente non mi corrispondeva. In quel territorio della fantasia dove niente è quel che si dice. Dove c'è sempre qualcosa dietro che definisce il vero senso della frase, della scena, della storia, del mondo. Di fronte a me avevo un'eternità per trovarmi, sapendo che non avrei mai saputo chi ero.
"LA MANCANZA" Paula Izquierdo
a volte i libri mi chiamano dagli scaffali...
ho appena finito di leggere "ESEGUENDO LA SENTENZA Roma 1978. Dietro le quinte del sequestro Moro"
di Giovanni Bianconi
e ti rendi conto di quante parole inutili furono spese in quei 55 giorni
e ti accorgi di quanto niente fu fatto per salvare la vita di Moro
e ti sale una rabbia enorme via via che scorrono i giorni e le pagine
poi... solo dopo mi sono ricordata che anch'io feci come loro, appoggiai la "linea della fermezza"
perché ai tempi credevo ancora che fare politica fosse una cosa seria e mi fidai di loro...
perchè con 30/35 gradi di temperatura esterna
è da ieri che tutti arrivano sul mio blog cercando "sagra del totano fritto"
che mi viene caldo solo a leggere la parola "fritto"...
non mi sbloggo...
Chi non si ferma adesso, subito,
non si ferma mai più.
Quello che fai, lo farai sempre.
Devi rompere una volta il destino,
devi uscire di strada,
e lasciarti affondare nel tempo.
C.Pavese
neanche i Mac sono più quelli di una volta ...
nella sua mancata carriera di psicoterapeuta
sono stata l'unica paziente e secondo me era anche contento del risultato...
ma ieri l'ho visto decisamente preoccupato...